| 30 Days of Night: intervista a Slade e Video esclusivo del Backstage |
| Scritto da Luigi Liberti | |
| venerdì 01 febbraio 2008 | |
Per secoli i vampiri sono rimasti avvolti nelle tenebre, costretti a nascondersi al sorgere del sole per non rischiare di essere bruciati dai suoi raggi. Ma nel film 30 Days of Night, basato sull'innovativo ed omonimo fumetto, le cose saranno totalmente diverse. Non vedrete più i vampiri dell'epoca dei vostri genitori, ma delle moderne macchine mangiatrici, concepite per un'unica funzione: divorare gli esseri umani. Solo la luce del sole può fermarli ed è per questo che scelgono come terreno di caccia la remota ed isolata cittadina di Barrow, in Alaska, che ogni inverno resta avvolta dalle tenebre per 30 giorni. Questi astuti vampiri assetati di sangue, che non vedono l'ora di abbandonarsi ad un mese di bagordi, sono lì per approfittare del buio e nutrirsi degli inermi cittadini. Spetterà allo sceriffo Eben (Josh Hartnett), alla moglie separata, Stella (Melissa George), e ad un sempre più sparuto gruppo di sopravvissuti fare tutto il possibile per sopravvivere fino al sorgere del sole. Il film interpretato da Josh Hartnett, Melissa George, Danny Huston, Ben Foster e Mark Boone Junior è diretto da David Slade, regista inglese che ha debuttato come regista nel 2005 presentando al Sundance Film Festival un film di grandissimo successo, intitolato Hard Candy. Per il suo secondo film, 30 Days of Night, Slade ha deciso di esplorare un altro lato della paura e nel farlo ha rielaborato e reinventato l'immagine dei vampiri per un'intera generazione di spettatori.Conosceva bene il fumetto dal quale è tratto il film?
Si; avevo comprato la prima edizione di "30 Days of Night" nel 2001 e anche all'epoca avevo pensato che fosse magnifica. Nel frattempo però, ho fatto altre cose, ho girato Hard Candy e ho messo da parte 30 Days of Night. Ma poco prima di finire Hard Candy, sono andato ad una riunione alla Sony e in quell'occasione qualcuno ha menzionato 30 Days of Night. A quel punto ho manifestato il mio interesse per il progetto e dopo il successo di Hard Candy ho ricevuto una telefonata da Sam Raimi ed è iniziata l'avventura.
E' un appassionato di film dell'orrore? Sono un appassionato di cinema più che di film dell'orrore. A mio avviso, tutti i film nascono inizialmente come storie drammatiche dopodiché vengono inseriti in diversi generi per aiutare gli studi a venderli e distribuirli. Qualche anno fa c'erano film considerati "horror" come Scream ma in realtà era solo una maniera per attirare i fans di quel genere. Ed io non volevo realizzare un film di quel tipo. Volevo invece fare qualcosa di "dark", di viscerale. Per me un film dell'orrore è per esempio A Venezia… Un dicembre rosso shocking di Nicolas Roeg o anche Shining di Stanley Kubrick o La cosa di John Carpenter. Inoltre adoro l'horror giapponese. Sembra che in questo film lei abbia scelto un tono più serio?
Ha ragione, perché volevamo affrontare il genere in maniera seria ed essere totalmente realistici. Volevamo trasmettere una sensazione di insicurezza per far sì che il pubblico si gettasse anima e corpo nell'orrore che vivono i personaggi del film. Seguendo ognuno di loro si finisce letteralmente all'inferno. Inoltre è stato interessante perché abbiamo girato in Nuova Zelanda e abbiamo avuto la fortuna di trovare delle location da far venire i brividi. Il fatto di girare di notte ha aggiunto un ulteriore strato di orrore al film. Volevo che il film fosse crudo e inquietante; un film nel quale ti senti stanco tanto quanto mi sono sentito io a girarlo. Luigi Liberti
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