| Lewis Hamilton, un Gattuso mancato |
| Scritto da Redazione | |
| lunedì 29 ottobre 2007 | |
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Vivisezionato da stampa e tv, catapultato su YouTube mentre canta 'No woman no cry' di Bob Marley a poche ore dal ko mondiale di Interlagos, spiato, studiato come un nuovo fenomeno mediatico. Eppure, Lewis Hamilton si presta volentieri ad ogni tipo di approccio, considerando questa notorietà straripante un prezzo da pagare senza drammi per la fama e la gloria. A 22 anni, d'altronde, pensarla così è piuttosto semplice. "Sarei stato un buon centrocampista", questa l'ultima rivelazione del pilota di Stevenage. Il 'Sun' ha scelto la linea morbida, con un'intervista a tutto tondo che ha toccato le varie passioni, sportive e non, del vice-campione iridato di Formula uno. Da ragazzo ha persino giocato al fianco di uno dei giocatori più promettenti del calcio d'oltre Manica, quel Ashley Young ora colonna dell'Aston Villa e della Nazionale Under21. "Avevo più fiato di lui - racconta Hamilton -, ero più grande fisicamente. Lui, però, aveva piedi migliori dei miei. Ero un centrocampista, nei contrasti entravo durissimo. Rischiavo anche di rompermi una gamba". Non solo pallone nel passato della prima guida McLaren. "Ero anche nella squadra di cricket, di basket e in quella di atletica - confida al cronista -. Mi dedicavo al lancio del giavellotto, al lancio del disco e agli 800 metri. Sono competitivo a livelli assoluti". Insomma, uno sportivo completo, un Gattuso mancato che ha trovato la strada giusta in pista, sul sedile di una monoposto. E poco importa se, poco più che ventenne, è già finito nella lista dei 'più grandi perdenti dello sport inglese' pubblicata dal 'Times' (alla posizione numero 14, ndr); ciò che conta è che sia già il nuovo Re di un mondo ricco, ricchissimo. |
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